Come creare un sito web3 in nocode

Che cos'è il Web3 e come è possibile integrare la blockchain sulle piattaforme costruite in nocode?
web3 in nocode blockchain e nocode

Il Web3 o Web3.0 altro non è che l’evoluzione dell’esperienza utente sul web, in cui la blockchain è una colonna portante.
Come possiamo creare applicazioni Web3 in nocode?

La creazione di un sito Web3 è tutt’altro che banale e possedere conoscenze e abilità di programmazione sarebbe un prerequisito.

Fortunatamente ci sono alcune piattaforme con cui è possibile creare siti Web3 in nocode come marketplace Web3 nocode, DAO nocode (organizzazioni autonome decentralizzate) e molto altro.

 

Web3 in nocode

 

Queste piattaforme offrono agli utenti un’interfaccia facile da usare, solitamente drag&drop, per aggiungere sezioni e segmenti del sito Web e tutte le funzionalità per costruire e gestire progetti decentralizzati.

Sentiamo sempre più spesso parlare di blockchain, alimentata anche dalla moda di una delle sue possibili applicazioni, cioè quella degli NFT (Non Fungible Token).

Un NFT è una certificazione che tramite la blockchain consente ai contenuti digitali come ad esempio video, canzoni ed immagini, di essere registrati e resi unici.

Abbiamo già approfondito che cosa è un NFT e come realizzare una collezione di immagini in nocode in un articolo precedente, inoltre ricorda che a breve uscirà il corso completo! Registrati alla newsletter per sapere in anticipo quando uscirà il corso.

Quindi blockchain come Etherium, Solana, Poligon, Tezos e tutte quelle che supportano la creazione di Smart Contract permettono a sua volta la creazione di NFT, in un processo che tecnicamente viene chiamato minting.

Ma cosa è una blockchain?

Questa parola deriva da block = blocco e chain =  catena, infatti è proprio una sequenza di blocchi messi insieme uno dietro l’altro e che forma una catena di dati.

 

blockchain e nocode

 

La caratteristica principale è che questi dati oltre ad essere immutabili, sono anche condivisi.

Questa tecnologia è stata utilizzata nel 2008 per creare la prima criptovaluta digitale della storia: il Bitcoin.

Infatti, ancora oggi, quando si parla di Bitcoin si pensa subito alla blockchain e viceversa, quando in realtà c’è molto, ma molto di più.

Come dicevamo prima, una blockchain è una catena di blocchi contenente informazioni, in una sorta di archivio digitale condiviso e distribuito, consultabile da chiunque in rete.

Questa catena ha un inizio, chiamato genesis block, e una direzionalità che numera i blocchi in ordine progressivo nel tempo; e quindi costantemente vengono creati nuovi blocchi successivi ai precedenti, formando appunto la catena di blocchi.

Ogni blocco contiene sostanzialmente tre elementi:

i dati che vengono memorizzati in quel blocco e che dipendono dal tipo di blockchain, sono il contenuto del blocco, le transazioni;

– un hash, ovvero una firma digitale, una stringa di numeri e lettere che identifica quel blocco e il suo contenuto;

hash del blocco precedente, è la presenza di questo hash all’interno di ogni blocco a dare origine alla catena, ed è questo ciò che rende la blockchain così sicura.

Tutto il contenuto del blocco è crittografato.

I dati registrati in questo grande archivio digitale, non sono salvati in un unico server, ma come abbiamo detto prima sono distribuiti su tutti i server che compongono il network della blockchain.

Quindi si passa da quello che è un sistema centralizzato, con un ente che sta al centro e controlla tutti i movimenti, a un sistema decentralizzato.

Il senso di avere un sistema decentralizzato è questo:

Immaginate di avere un network composto da 100 server sparsi in giro per il mondo e che contengono tutti i dati dei blocchi della blockchain.

Se un malintenzionato volesse modificare i dati contenuti in un blocco e lo fa solo su un server, non succede nulla perché gli altri 99 server hanno quei dati senza modifiche.

Per manomettere i blocchi, il malintenzionato dovrebbe modificare in contemporanea un numero di server pari o superiore al 51% dei server che compongono la rete.

Questo è quello che viene definito Attacco 51 ed è tipico dei protocolli Proof of Work (PoW).

Il Proof of Work è caratterizzato, inoltre, dalla presenza dei miners (minatori), cioè coloro che vanno a convalidare e ad aggiungere alla catena un blocco dopo l’altro.

Il protocollo Proof of Work ultimamente è stato oggetto di molte critiche in merito alla grossa quantità di energia elettrica che richiedono per poter alimentare i dispositivi (ASIC) che i miners utilizzano per creare nuovi blocchi.

Esistono blockchain con protocolli differenti alla PoW che in parte risolvono i problemi di richiesta di energia elettrica e di hardware complessi e costosi.

Le più famose sono i protocolli Proof-of-Stake (PoS) che utilizzano invece validatori scelti in modo casuale per convalidare le transazioni attraverso un meccanismo di consenso.

Per diventare un validatore ed essere considerato un nodo attivo della rete devi semplicemente essere in possesso di almeno una quantità minima di token e metterli in “stake”, cioè bloccarli in un wallet per contribuire a mantenere la rete attiva e sicura.

In cambio, chi mette in stake i propri token, riceverà periodicamente nuovi token in quantità proporzionale al numero di token che ha depositato in stake.

Non è necessario avere hardware costosi come schede grafiche di ultima generazione, l’unica accortezza è quello di avere il nodo validatore sempre online.

Un esempio di una piattaforma PoS è Cardano, che combina tecnologie innovative per garantire sicurezza e sostenibilità.

Perchè esistono così tante Blockchain?

Perché ciascuna ha caratteristiche e scopi diversi ed ognuna cerca di risolvere a modo suo quello che viene definito come il trilemma della blockchain cioè che non è possibile avere contemporaneamente 3 caratteristiche: elevata sicurezza, scalabilità e decentralizzazione.

Al massimo se ne possono avere due di queste 3 caratteristiche a discapito della terza.

Parlare di questo argomento non è mai banale e soprattutto bisogna stare sempre sul pezzo per rimanere aggiornati sulle continue novità. Sicuramente potevamo dire di più e lo potevamo fare meglio.

 

Torniamo a bomba sull’argomento principale di questo articolo.

Dove sta la connessione tra blockchain e nocode?

La loro connessione  sono gli smart contract, cioè protocolli informatici più o meno complessi, scritti in un linguaggio di programmazione compatibile con la blockchain su cui sono connessi e che permettono di verificare ed eseguire, in maniera autonoma e decentralizzata, le clausole contrattuali per cui è stato disegnato e realizzato.

Dal momento che questi smart contract sono fatti sostanzialmente da porzioni di codice e funzioni che compiono azioni elementari, è qui che entra in gioco il nocode e il lowcode.

Infatti come nelle piattaforme nocode per le applicazioni web tradizionali, anche in quelle per il Web3 viene sfruttato lo sviluppo visuale per combinare e connettere funzioni elementari per creare qualcosa di più complesso.

Adesso vediamo quali piattaforme possono essere utilizzate per creare applicazioni Web3 in nocode.

HAL

 

hal Web3 nocode

 

La piattaforma HAL ha il compito di democratizzare l’accesso alle blockchain permettendo a chiunque di collegarle con piattaforme centralizzate, in pochi click, senza bisogno di scrivere alcun codice.

Grazie alla loro piattaforma di monitoraggio nocode e cross-chain, lavorano con istituzioni finanziarie, protocolli DeFi e sviluppatori per automatizzare i flussi di lavoro delle dApps (App decentralizzate) e per risolvere le criticità di governance, trading e compliance.

Potrai tracciare le tue attività cripto per scopi fiscali e trasmettere i dati dalle blockchain ai tuoi sistemi IT centralizzati, senza bisogno di scrivere codice.

SIMBA Chain

 

simbachain web3 nocode

 

Un’altra piattaforma è SIMBA Chain, una piattaforma di sviluppo API semplice e sostenibile per le aziende e le organizzazioni che vogliono costruire App Web3 decentralizzate e affidabili su qualsiasi blockchain.

SIMBA QuickStart fornisce un’API generica per più blockchain in modo che il sistema non dipenda da una singola blockchain.

Gli smart contract sono generati attraverso una semplice interfaccia chiamata Smart Contract Designer (SCD).

Gli utenti aggiungono beni o transazioni insieme ai loro metodi e parametri, e QuickStart genera automaticamente il codice Solidity per lo smart contract.

SIMBA Chain è stata creata da una sovvenzione assegnata dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) all’Indiana Technology and Manufacturing Companies (ITAMCO) e al Center for Research Computing dell’Università di Notre Dame per sviluppare una piattaforma di messaggistica e transazioni sicura e non modificabile per i militari degli Stati Uniti.

Da quel momento, vari rami militari e agenzie governative hanno utilizzato SIMBA per le loro soluzioni di tecnologia blockchain.

Le migliori università stanno incorporando gli strumenti educativi di SIMBA Chain nei loro percorsi formativi.

Atra

 

atra web3 nocode

 

Tra le app blockchain nocode troviamo inoltre Atra, una piattaforma di cloud computing con supporto nativo per la rete blockchain Ethereum.
Grazie ad Atra potrai mantenere le tue applicazioni decentralizzate e crearle in modo semplice con le sue risorse.

DappBuilder

 

dappbuilder Web3 nocode

 

Con DappBuilder puoi costruire un token in Ethereum, scegliere da uno dei loro template e personalizzare alcuni parametri per creare token su diverse blockchain.

Thirdweb

 

thirdweb web3 nocode

 

Thirdweb è una piattaforma che offre strumenti, SDK e widget che consentono di creare Token e NFT (Non-Fungible-Token) organizzare i drop e sviluppare marketplace dove vendere e scambiare questi NFT.

Altri strumenti come Bubble.io, Softr ecc, invece, non ti permetteranno di creare smart contract in nocode ma di realizzare tutta la parte back-end e front-end.

Tramite i loro connettori API puoi interfacciarti con uno dei servizi prima citati per collegarsi ad uno o più smart contract e avere la possibilità di interagire con la blockchain in nocode.

In conclusione, è necessario che le generazioni future abbiano una comprensione adeguata della blockchain, di ciò che ha da offrire e di come usarla in modo efficiente e sicuro.

Purtroppo le truffe sono all’ordine del giorno e questo porta in cattiva luce una tecnologia che potrebbe altrimenti essere rivoluzionaria sotto molteplici punti di vista

 

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NoCode Italia è il punto di riferimento in Italia sul mondo dello sviluppo senza codice.
Ogni mese pubblichiamo interviste, news, recensioni e tutorial in italiano su tutto quello che riguarda il movimento nocode e lowcode.

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Autore di questo articolo

Ilaria Foti

Ilaria Foti

Sono laureata in lingue ed esperta di No-Code. Mi occupo da sempre di raccontare, in modo semplice, le nuove tecnologie pur non avendo un background tecnico.

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